Costruire un futuro di dialogo e di pace

Articolo: Ivan Bianchi. Foto: Salvatore Ferrara

Che l’intercessione dei nostri santi patroni e di san Francesco negli ottocento anni dalla sua morte aiutino la nostra città a credere nelle sue possibilità, a lavorare insieme anche di qua e di là del confine e a essere una città della pace”. Con queste parole monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli ha concluso l’omelia pronunciata lunedì scorso, 16 marzo, nella cattedrale di Gorizia durante la solenne concelebrazione eucaristica per la festa dei santi Ilario e Taziano, patroni della città.
L’Amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Gorizia ha invitato la comunità a ispirarsi agli ideali del Vangelo e a valorizzare “quanto c’è di vero e di buono in ogni religione e in ogni modo di pensare rispettoso degli altri e impegnato per la giustizia e la concordia”.
La celebrazione si è svolta alla presenza di numerose autorità civili e militari e di molti fedeli. Ad accompagnare la liturgia è stata la Cappella Metropolitana diretta da Fulvio Madotto con l’accompagnamento all’organo di Marco Colella. Accanto agli antichi reliquiari dei patroni era esposto anche il gonfalone della città.
Nel corso dell’omelia il presule ha riletto l’esperienza di Go! 2025, l’anno in cui Gorizia e Nova Gorica sono state Capitale europea della cultura, indicando tre insegnamenti che quell’esperienza ha lasciato alla città.
Il primo riguarda la consapevolezza che “si può fare”. Redaelli ha ricordato come, quando arrivò a Gorizia molti anni fa, qualcuno gli disse che il detto tipico della città era “no se pol”, cioè non si può. “Negli anni ho capito che quel detto solo in parte è vero”, ha osservato, spiegando che spesso si tratta soltanto della prima reazione di fronte a proposte impegnative che poi “si realizzano e anche bene”.
Secondo l’amministratore apostolico, la città oscilla talvolta tra due atteggiamenti opposti: “Da una parte una sottovalutazione delle proprie forze e possibilità, dall’altra il sognare realizzazioni del tutto sproporzionate”.
L’esperienza della Capitale europea della cultura ha invece dimostrato che “a Gorizia se pol più di quanto si creda”, purché ci siano “una meta chiara e proporzionata alle forze, delle risorse adeguate e la furbizia di partire da ciò che già esiste”, rilanciandolo e ripensandolo in forme nuove.
Il secondo insegnamento riguarda il valore del lavoro condiviso. “Il se pol è realizzabile solo se lo si fa insieme”, ha sottolineato il presule. L’esperienza del 2025, ha ricordato, ha richiesto per sua natura una collaborazione costante tra Gorizia e Nova Gorica, “un’unica Capitale costituita da due città unite”, ma è stata resa possibile anche dal contributo di persone, enti e istituzioni che hanno saputo operare fianco a fianco.
“Lavorare insieme porta a realizzare qualcosa di bello e di riuscito – ha detto – ma il primo risultato è proprio l’essere insieme, il conoscersi, lo stimarsi a vicenda”. Per questo, ha aggiunto, sarebbe “un peccato perdere il tesoro delle relazioni di conoscenza, collaborazione e persino di amicizia” nato o rafforzato durante lo scorso anno.
Il terzo insegnamento indicato da Redaelli riguarda infine quella che ha definito la vocazione di Gorizia e Nova Gorica a essere “città della pace”. Una prospettiva che nasce “quasi spontaneamente dalla storia e dalla geografia di questo territorio”, ma anche dai percorsi di riconciliazione e di dialogo avviati nel tempo tra comunità diverse.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, questa vocazione può diventare ancora più significativa. “Gorizia, con Nova Gorica, potrebbe osare di più”, ha affermato, invitando a non lasciarsi scoraggiare dal clima globale: “Proprio quando la situazione si fa difficile è il momento di non recedere, di tentare strade nuove e coraggiose”.
Le parole conclusive dell’omelia hanno suscitato un applauso spontaneo da parte dei presenti, quasi a suggellare l’invito rivolto alla città a credere nelle proprie possibilità e a continuare a costruire insieme un futuro di dialogo e di pace.


Paolo Petiziol insignito del Premio Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia

Articolo: Salvatore Ferrara

È stato Paolo Petiziol, presidente del GECT GO – EZTS GO – l’ente pubblico transfrontaliero fondato dai Comuni di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba che si occupa di cooperazione, pianifica e realizza modelli di crescita economica e sociale a favore del territorio – a ricevere il “Premio Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia” 2026. La cerimonia si è svolta  lunedì 16 marzo nella Sala “Giuseppe Verdi” di Palazzo De Bassa a Gorizia, dopo la solenne concelebrazione eucaristica in Cattedrale.

La commissione ha scelto Petiziol per la particolare attenzione che ha sempre dedicato a Gorizia e alla sua storia e per essere stato uno dei protagonisti attivi della Capitale Europea della Cultura 2025.

«Gorizia è la città che amo – le parole del premiato – è la mia capitale. Le ho dato quello che sentivo. Continuerò a dare e fare tutto quello che posso». Non sono mancati i riferimenti alla «bellezza e al fascino portate in tutta Europa». Infine l’appello: «L’Europa sia una grande patria accogliente».

Oltre a Petiziol, ad essere insignita di un riconoscimento è stata anche l’Asd Dinamo Gorizia, non solo per gli importanti traguardi sportivi raggiunti ma per l’attenzione che la società pone impegnandosi nell’attività formativa ed educativa dei ragazzi.