“La speranza è ciò che i cristiani possono offrire al mondo affinché resti vivo”

Foto e articolo: Ivan Bianchi

“È un miracolo”. Non ha usato mezzi termini il vescovo di Dresda, Heinrich Timmerevens, per descrivere il Gottesdienst, la celebrazione ecumenica conclusiva della Kulturkirchenfest, organizzata domenica 31 agosto mattina a Chemnitz. La Capitale Europea della Cultura 2025 – assieme a Nova Gorica e Gorizia – ha ospitato una due giorni del tutto particolare, la Kulturkirchenfest, appunto, nella quale la minoranza cristiana della città si è riunita per celebrare una fede che, nella diversità, fonda le proprie radici nell’unica Parola, quella di Cristo.
Una due giorni, appunto, che si è inserita all’interno del motto della Capitale “C the unseen” (“Vedi l’invisibile/Il C invisibile”), che mette a fuoco ciò che è ignorato o trascurato e gli offre una scena. Non solo, si è inserita fisicamente all’interno del programma in un connubio che è riuscito a fondere fede, cultura e cittadinanza laica. Nell’ultimo fine settimana di agosto, la scena è stata letteralmente presa dalla minoranza cristiana della città industriale sassone con la festa culturale ecumenica delle chiese nel centro città. Si tratta dell’apice dichiarato del variegato programma distribuito lungo l’anno, a cui Chiesa cattolica e chiese protestanti (Evangelici, Luterani, Chiese libere) contribuiscono insieme per l’anno da Capitale Europea della Cultura.
Sotto il motto “Andate e vedete”, sabato i visitatori della vivace città hanno trovato numerosi dibattiti, workshop, lavori biblici, celebrazioni liturgiche, proposte spirituali e tanta musica. Su un “viale delle chiese” si sono presentate diverse iniziative ecclesiali, con teatro interattivo, giochi popolari e pop corn. “È quasi come un piccolo Kirchentag”, ha scherzato l’ex ministro federale Thomas de Maizière. Nel 2023 era stato presidente del Kirchentag evangelico di Norimberga. A Chemnitz tiene ora un lavoro biblico. “La Chiesa deve uscire dalle proprie mura e questa è una buona occasione”, ha sottolineato. Se una città mette per un anno la cultura al centro, allora è giusto che la Chiesa vi occupi un posto importante, poiché per secoli le chiese hanno segnato lo sviluppo delle città.
La grande testa di Karl Marx – il “Nischel”, come i cittadini di Chemnitz chiamano con affetto il simbolo della propria città – ha osservato costantemente attraverso il fogliame la scena nel parco cittadino, dove è iniziata la manifestazione.
Tra gli interventi anche quello dell’arcivescovo di Gorizia, monsignor Redaelli, che ha ricordato come “la candidatura di Nova Gorica con Gorizia sia qualcosa di diverso dall’omologa tedesca che avrebbe dovuto essere accompagnata in quest’anno da una città slovena, non italiana. Ma Nova Gorica ci ha chiesto di compiere assieme questo percorso, diventando la prima Capitale Europea della Cultura transfrontaliera” nella storia.
È stato proprio monsignor Redaelli a spiegare al pubblico come la presenza di una delegazione dell’arcidiocesi di Gorizia a Chemnitz sia frutto del ritorno di una visita effettuata a ottobre 2024 dalla parrocchia cattolica della città tedesca: “Per raggiungervi – ha sottolineato Redaelli – abbiamo attraversato confini che nello scorso secolo hanno portato tragedie” ma oggi “lavoriamo nella luce del Vangelo che ci rende tutti fratelli e sorelle” e per “crescere in comprensione e unità.
Nel Foyer della Stadthalle monsignor Redaelli ha tenuto una lectio biblica sul tema della Speranza, riprendendo il solco del Giubileo 2025, con la traduzione del parroco cattolico di Chemnitz, don Benno Schäffel.
“La speranza – così monsignor Redaelli – è ciò che i cristiani possono offrire al mondo affinché resti vivo. Ciò è decisivo nel mondo di oggi. C’è molta preoccupazione in questo tempo per le guerre, per la crisi degli equilibri mondiali che sembrano bene o male consolidati, per i conflitti economici, per le difficoltà dei mercati mondiali, per le svolte nazionalistiche e autoritarie”.
Una speranza che “non è una speranza qualunque, ma è quella che Benedetto XVI nella sua splendida enciclica ’Spe salvi’, dedicata appunto alla speranza, ha definito come ’speranza affidabile’. Si tratta di una speranza che è quasi certezza o, meglio, che non è già il raggiungimento di ciò che è sperato ma è la certezza che verrà raggiunto. Una certezza che in ambito cristiano deriva dalla fede” perché “in fondo la speranza è già la cosa sperata”.

In città sono proseguiti per tutta la giornata del 30 agosto gli interventi e gli incontri. In particolare, uno dei primi è stato un confronto tra cattolici ed evangelici.
“È una buona occasione per inserirci come Chiesa nella società civile. Investiamo qui perché è importante avere un posto nella società urbana”, ha ricordato il vescovo evangelico regionale sassone, Tobias Bilz. “Forse siamo ancora condizionati dai tempi della DDR e tendiamo a essere più riservati. Ma è importante mostrarci e presentare i nostri temi”. Il suo omologo cattolico, il vescovo Heinrich Timmerevers, ha visto un ulteriore aspetto che la cultura nella chiesa ha favorito: “Ho l’impressione che attraverso questo compito comune di vivificare una Chiesa della cultura, l’ecumenismo, la convivenza e la comprensione reciproca siano cresciuti”.
Entrambi i vescovi vedono nell’arte un buon “veicolo” per offrire anche ai non cristiani un accesso alla religione. “Credo che l’arte abbia un’enorme importanza per la fede e per il modo in cui si parla della fede”, così ancora Bilz.
All’interno della festa è stato organizzato anche un festival corale.
Più di 1.500 coristi, nel pomeriggio di sabato 30, sono arrivati per esibirsi in diversi punti del centro cittadino. Come momento culminante, tutti si sono riuniti nel pomeriggio, insieme alla Elblandphilharmonie, per un grande concerto nella Neumarkt. Alle 17, tra le varie iniziative, la messa nella chiesa cattolica di San Giovanni alla presenza della delegazione goriziana, accolta dalla comunità parrocchiale locale. Celebrazione presieduta dal vescovo di Dresda, monsignor Timmerevens, e nella quale l’omelia è stata tenuta dall’arcivescovo di Gorizia, monsignor Redaelli.
La giornata si è conclusa alle 22 con una benedizione serale sempre nella Neumarkt.
Domenica mattina alle 10 la Neumarkt ha accolto la celebrazione ecumenica con i vescovi Timmerevers, Redaelli e Bilz e con cori provenienti dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia e da Manchester, a conclusione della festa culturale delle chiese.
La partecipazione è apparsa intensa: migliaia di persone hanno animato piazze, chiese e aree pedonali, con un’atmosfera decisamente festosa e coinvolgente.
Nel raccontare l’esperienza di Gorizia e Nova Gorica come Capitale Europea della Cultura transfrontaliera, dopo un secolo di tensioni, sopraffazioni e violenze, monsignor Redaelli nel suo intervento davanti a duemila persone, ha ribadito come “con questo progetto siamo un tassello di speranza nel mondo”.
La parrocchia intitolata a Madre Teresa di Calcutta conta a oggi quasi 6.500 battezzati.
Si tratta, dunque, di una vera e propria minoranza all’interno della città di Chemnitz ma il parroco, don Benno, non demorde.
È stato proprio lui uno dei motori dell’inserimento attivo delle comunità cristiane locali all’interno della programmazione della Capitale Europea della Cultura credendo che, come in altri ambiti, le chiese locali abbiano qualcosa da dire e lo possano fare. In questo caso tutti assieme.
“Sono entusiasta di questo progetto”, racconta lo stesso don Benno. “Ci dà l’opportunità non di mettere in mostra noi stessi ma di porre i riflettori sugli altri. In questo senso il fatto che la nostra parrocchia sia intitolata a Madre Teresa ci spinge ancora di più ad aiutare chi ha bisogno”.
Dalla parrocchia sono partiti vari volontari per la Capitale ma ugualmente altrettanti si sono avvicinati chiedendo di poter dare una mano alle varie iniziative.
Non solo un recupero spirituale e comunitario ma anche fisico: “Erano tante le zone e gli edifici della città che versavano in rovina e sono stati recuperati.
Questo, all’interno di una città fortemente industrializzata come la nostra, è importante”.
Don Benno ha visto la differenza per Chemnitz che ora “è una città che è vista e viene vissuta e le persone vengono qui per conoscerla”.
Ma un tema rimane fondamentale da poter risolvere, tra i vari, che è quello dell’invecchiamento demografico.
“Come cristiani non possiamo essere pessimisti – spiega – ma bisogna cambiare atteggiamento nei confronti di questo settore della popolazione. Da un lato sono parte fondamentale del volontariato ma dall’altro sono testimoni della nostra storia più recente e portatori di esperienze di vita uniche che non possono essere perse”.
Da qui l’avvio di un progetto per ascoltare gli anziani che ha coinvolto Chemnitz ma anche Gorizia e Nova Gorica.
La Capitale Europea della Cultura, in tutto questo, ha anche aiutato all’avvio della demolizione di alcuni pregiudizi nei confronti delle chiese cristiane locali.
“Eravamo trattati con indifferenza prima della Capitale, anche se in tanti preferiscono farsi curare negli ospedali privati gestiti dai cristiani perché c’è tutto un altro clima”. Da indifferenza a invito perché, dopo alcuni incontri, è stato proprio il Comune a chiedere la partecipazione delle confessioni cristiane al programma culturale. “Fino a cinque anni fa era impensabile una cosa del genere ma noi con gioia ci siamo messi a disposizione e a servizio e siamo stati compresi.
È stata una sorpresa”, conclude don Benno.
Tra i momenti di incontro anche l’accoglienza da parte della comunità parrocchiale con una cena la prima sera di permanenza nella città.
Proprio a cena tra regali, ricordi e auguri di ritrovarsi, monsignor Nicola Ban ha sottolineato: “In un mondo che si divide sempre di più questi gesti sono profetici, è così che si costruisce la pace”.
Una pace che si è consolidata tra Chiese cristiane proprio grazie al grande progetto “C the unseen” della Capitale Europea della Cultura.
Ulrike Lynn, Commissario della Chiesa cattolica per la Capitale, spiega come “tutti assieme siamo Kulturkirche ed è grazie a questo che abbiamo un posto all’interno del programma.
Ci siamo uniti tre anni fa capendo l’importanza del progetto ma proprio perché non siamo molti”. I cristiani nella città di Chemnitz sono il 12% e i cattolici sono, da soli, il 2%.
“Ora si sta lavorando per la Capitale ma speriamo di poter proseguire nel solco già tracciato”.
Anche se il Bid Book presentato a livello internazionale da Chemnitz ha raccolto fin da subito, pur non richiamando fin da subito le comunità, alcuni spunti a tema religioso che hanno poi consentito alle chiese di inserirsi.
“Ci siamo domandati come potesse essere declinato il tema della cultura in senso cristiano e abbiamo lavorato con quanto avevamo”.
E il risultato è stato a dir poco soddisfacente.
Una comunità, quella cattolica, che comunque non ha subito un forte contraccolpo con la riunificazione delle Germanie che, anche per l’Est, ha introdotto la Kirchensteuer, la tassa sulla religione, che in altri casi ha fatto diminuire il numero dei credenti dichiarati ufficialmente. Anzi, nell’ultimo anno la diocesi di Dresda-Meißen ha battezzato 90 adulti. Secondo il vescovo, Heinrich Timmerevens, la Capitale “è una nuova base per lavorare. Sicuramente per i cristiani è stata la possibilità di potersi incontrare e collaborare ancora di più facendo in modo che ognuno potesse portare qualcosa agli altri”.
Positivi i riscontri “da parte del sindaco e dell’organizzazione della Capitale” nei confronti della Chiesa Cattolica. Verso la quale, nonostante i “cristiani dell’est e dell’ovest siano ancora diversi tra loro”, c’è sempre “un grande interesse” da parte della società. In una diocesi come quella di Dresda, i cui sacerdoti hanno la possibilità di imparare il polacco vista la vicinanza con la Polonia, “il dialogo ha un grande ruolo”. Monsignor Timmerevers conclude richiamando al Giubileo: “C’è solo Cristo come nostra unica speranza e lui è Via, Verità e Vita. Quando l’uomo trova Cristo è a posto”.