L’eredità di Go!2025

Dal sito Voce Isontina – di Mauro Ungaro

Cosa lascia Go!2025 a Gorizia, al di là dei pur importanti interventi urbanistici che le hanno dato un volto oggettivamente diverso?
Ci sarà tempo per una valutazione più a freddo ma quello che è risultato evidente è che l’unicità di queste terre nasce dalla diversità: concetto complesso che il tempo ha saputo sedimentare qui come raramente in altre parti d’Europa, sfrondandolo dai rami negativi per far risaltare ancora maggiormente quelli positivi. Si tratta però di un qualcosa che non può essere pienamente colto da quanti non comprendono che il futuro è figlio del presente ma ha le proprie radici nel passato.
Pensare di fondare l’esperienza di Gorizia, compagna di strada di Nova Gorica nell’anno della Capitale europea della cultura, privandola dei riferimenti alla propria storia, prossima e remota, è stato un errore in cui più di qualcuno è incappato: e questo sin dalla fase di progettazione come testimoniato dal bid book che ne promuoveva la candidatura.
L’attrattiva principale delle due città in questi 11 mesi è stata rappresentata proprio dal vissuto del territorio e dal racconto di come questi luoghi rappresentino da secoli il punto di incontro di storie, culture, fedi, lingue diverse ridando alla parola “confine” la sua accezione originale del “cum-finis”.
Le centinaia di migliaia di turisti giunti nell’anno appena concluso in riva all’Isonzo hanno certamente ammirato i luoghi, visitato mostre ed installazioni ed assistito alle diverse proposte musicali ma hanno soprattutto scoperto una storia che non conoscevano e sono stati catapultate in un museo a cielo aperto, location di vicende che parlano di guerra e sofferenza ma anche e soprattutto di riconciliazione, di dialogo, di incontro e di voglia di fare insieme.
È questa l’eredità più importante per quella generazione, nata dopo il 2004, per la quale il confine non è parte del proprio vissuto ma concetto astratto letto sui libri o appreso attraverso il racconto dei propri genitori o nonni.
Probabilmente, va detto in modo chiaro, si è dimostrato che l’idea della città unica – da qualcuno pur in buona fede prospettata proprio in corrispondenza dell’esperienza di Go!2025 – è un qualcosa di utopico ed irrealizzabile: questo non toglie senso, ma anzi valorizza ulteriormente l’impegno per le due città di fare insieme.
Il territorio è storicamente unico ma le città sono due, una con 1000 anni di storia e l’altra con appena16 lustri alle spalle: proprio questa constatazione rappresenta il valore aggiunto di un incontro che fa delle terre bagnate dall’Isonzo un qualcosa di unico in Europa e non solo.
Questo rende ancora più credibile il messaggio che proprio da qui parte per testimoniare che la pace è sempre possibile e che la diversità è opportunità di arricchimento reciproco e non deve essere mai trasformata in motivo di diffidenza e paura.
La cultura della diversità – che ha reso possibile l’entusiasmante esperienza di Go!2025 – può davvero rappresentare la base su cui innestare il rilancio sociale ed economico di questi territori: una strada che si dimostrerà ancora più vincente se a percorrerla saranno chiamati, da protagonisti, i giovani. Nella certezza che proprio a loro è affidato l’impegnativo compito di non disperdere l’eredità di Go!2025 con tutto quello che ne consegue.

Chiesagorizia2025:

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