Un episcopato riletto attraverso le Lettere Pastorali

Il ministero episcopale di monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli alla guida dell’Arcidiocesi di Gorizia si colloca in una fase di profonda trasformazione ecclesiale e sociale, in cui la Chiesa è chiamata a ridefinire linguaggi, strutture e forme della propria presenza nel territorio. In questo contesto si inserisce il corpus delle Lettere pastorali scritte e pubblicate tra il 2012 e il 2026, che costituiscono una trama organica di lettura della realtà, di orientamento teologico e di governo pastorale.
Fin dall’inizio sceglie di affidare il dialogo con la diocesi non soltanto agli incontri sul territorio o agli interventi pubblici, ma soprattutto alle lettere pastorali, destinate a diventare negli anni una fil rouge dell’intero episcopato.
Non si tratta di meri documenti programmatici: letti oggi uno dopo l’altro, questi testi restituiscono l’immagine di un cammino nel quale ogni lettera riprende la precedente e prepara quella successiva. L’impressione è quella di un’unica grande riflessione sviluppata nell’arco di oltre un decennio: dapprima la domanda sull’identità della Chiesa, poi quella sul volto del cristiano, quindi la missione, l’ascolto della Parola, la sinodalità e infine la speranza e la conversione personale.

2012/2013
La prima tappa è rappresentata da ’Varcate le sue porte con inni di grazie’, la lettera pastorale per l’anno 2012/2013. Il titolo, tratto dal Salmo 100, rivela immediatamente il tono dell’intero documento. Redaelli evita di presentarsi come il protagonista di una nuova stagione ecclesiale e invita piuttosto tutta la diocesi a vivere il cambio di pastore come un’occasione per rendere grazie a Dio. Il centro non è il vescovo, ma il Signore che continua a guidare la sua Chiesa.
La gratitudine diventa così il primo atteggiamento spirituale richiesto alla comunità. L’Arcivescovo invita i fedeli a varcare simbolicamente la soglia delle chiese e, soprattutto, quella del proprio cuore, lasciandosi sorprendere dalla novità del Vangelo. È una prospettiva profondamente teocentrica, nella quale ogni progetto pastorale nasce dalla consapevolezza che la Chiesa non appartiene agli uomini ma a Cristo.

2013/2014
L’anno successivo il percorso compie un primo importante approfondimento con ’Chi è la Chiesa’, probabilmente una delle lettere ecclesiologicamente più dense dell’intero episcopato. La domanda del titolo non è teorica. Redaelli invita infatti le comunità a interrogarsi sulla propria identità in un tempo in cui il cristianesimo non può più contare sul sostegno automatico della tradizione sociale.
Per rispondere sceglie di rileggere gli Atti degli Apostoli. È lì che, secondo l’Arcivescovo, si trova il modello della comunità cristiana: una Chiesa che ascolta lo Spirito Santo, vive la fraternità, spezza il pane, condivide i beni e non teme di affrontare le sfide della storia. Tra i due estremi, la tentazione di una Chiesa forte secondo i criteri del mondo oppure un spiritualismo disincarnato, Redaelli propone una terza via: una Chiesa che non fugge il mondo ma nemmeno si lascia assorbire da esso, capace di continuare idealmente gli Atti degli Apostoli scrivendo nuove pagine di fede nella storia contemporanea.
È uno dei primi segnali della sua convinzione che la tradizione non sia ripetizione del passato, ma fedeltà creativa al Vangelo.

2014/2015
Il 2014 rappresenta un anno particolarmente intenso anche per la pubblicazione di due testi molto diversi tra loro ma accomunati dalla volontà di leggere i segni dei tempi. Con la ’Lettera a Priscilla’, diffusa simbolicamente l’8 marzo, Redaelli sceglie di rivolgersi direttamente alle donne della diocesi.
Il riferimento è alla figura biblica di Priscilla, collaboratrice di san Paolo nell’annuncio del Vangelo insieme al marito Aquila. Attraverso questo personaggio, spesso rimasto sullo sfondo della narrazione evangelica, l’Arcivescovo richiama il ruolo decisivo delle donne nella vita della Chiesa.
Non è una rivendicazione sociologica, ma una riflessione ecclesiale. Redaelli osserva come molte comunità vivano già grazie al servizio femminile nella catechesi, nella liturgia, nella carità e nell’educazione, invitando però a superare ogni forma di clericalismo che possa limitarne la corresponsabilità. La comunità cristiana, ricorda, cresce quando tutti i battezzati mettono a frutto i propri carismi.
Sempre nel 2014, in occasione del centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, arriva ’Egli è la nostra pace’. Per una diocesi come quella goriziana, segnata dalle battaglie dell’Isonzo e dalla memoria del Carso, è un messaggio chiaro.
Redaelli parte proprio dalla storia di questo territorio per proporre una meditazione sul significato cristiano della pace. Le trincee, i sacrari, i cimiteri militari e le ferite ancora visibili del Novecento diventano il punto di partenza per affermare che la pace non coincide semplicemente con l’assenza della guerra, ma nasce dalla riconciliazione tra le persone e tra i popoli.
La memoria storica assume quindi un valore educativo. In controluce si legge anche la particolare vocazione europea di Gorizia, città di confine chiamata a trasformare le ferite della storia in occasione di dialogo.
Con ’Una Chiesa che ascolta ed accoglie’, Lettera pastorale del 2014/2015, il percorso cambia ulteriormente prospettiva. Se nei primi anni la domanda riguardava soprattutto l’identità ecclesiale, adesso l’attenzione si sposta sullo stile delle comunità.
Per Redaelli ascoltare non significa semplicemente essere disponibili a ricevere qualcuno. L’ascolto è un atteggiamento spirituale che nasce dall’ascolto della Parola di Dio e si traduce nella capacità di accogliere realmente la vita delle persone, con le loro domande, le loro fragilità e le loro critiche.
Negli stessi mesi Redaelli scrive anche una lettera destinata esclusivamente ai sacerdoti, ’Tornare alle origini per sentirci mandati’, forse uno dei documenti meno conosciuti ma più significativi dell’intero episcopato.
Il punto di partenza è l’ascolto dei laici, molti dei quali lamentano la crescente difficoltà nel trovare sacerdoti disponibili al dialogo, alla confessione o alla direzione spirituale perché assorbiti da incombenze amministrative sempre più gravose.
Invita i presbiteri a recuperare l’essenziale del proprio ministero, ricordando che la loro missione consiste anzitutto nell’annuncio del Vangelo, nella celebrazione dei sacramenti e nell’accompagnamento delle persone.

2015/2016
Nel 2015/2016 arriva una delle lettere più conosciute, ’Chi è il cristiano’, pubblicata nell’Anno Santo della Misericordia indetto da papa Francesco. La domanda richiama volutamente quella posta due anni prima sulla Chiesa, ma adesso il fuoco si restringe sulla vita del singolo credente.
L’arcivescovo prende come filo conduttore il Vangelo di Luca, utilizzando il metodo della Lectio Divina per accompagnare le comunità in un percorso spirituale. Il cristiano, scrive, non è anzitutto colui che aderisce a un insieme di principi morali o di verità dottrinali, ma chi incontra la persona di Gesù e lascia che il suo modo di pensare, sperare e amare trasformi progressivamente la propria esistenza.
Particolarmente significativa è l’immagine del cristiano come “peccatore salvato”.
Nessuno vive il Vangelo perché perfetto; tutti lo vivono perché raggiunti dalla misericordia di Dio.
La conversione, allora, non è esperienza di paura ma occasione di festa, come nelle parabole lucane del figlio prodigo e della pecora ritrovata.

2016/2017 e 2017/2018
Con ’Sognare la domenica’ e la parallela ’Lettera al cristiano della domenica’, monsignor Carlo riflette, poi, sulla progressiva perdita del significato del giorno del Signore in una società caratterizzata da ritmi sempre più frenetici.
La domenica non viene presentata come semplice obbligo religioso, ma come il tempo nel quale ritrovare la bellezza dell’Eucaristia, della famiglia, del riposo e delle relazioni.
Una comunità che perde la domenica, osserva implicitamente il vescovo, rischia di perdere anche il senso del tempo e della fraternità.
Nel 2017/2018 arriva anche ’Il giovane che seguiva Gesù’, testo preparatorio al Sinodo dei giovani voluto da papa Francesco.
Redaelli sceglie di non parlare soltanto ai ragazzi, ma all’intera comunità ecclesiale, invitando gli adulti a cambiare sguardo sulle nuove generazioni.
I giovani non sono descritti come un problema da risolvere, ma come una risorsa da ascoltare. Le loro testimonianze trovano spazio direttamente nella lettera, segno della volontà di costruire un dialogo autentico. L’Arcivescovo guarda nel suo testo con particolare interesse alla cosiddetta “generazione Erasmus”, capace di confrontarsi con culture differenti e di vivere esperienze internazionali, chiedendo alle comunità cristiane di accompagnarla senza giudizi preconfezionati.

2018/2019
Questa attenzione sfocia naturalmente nella Lettera ’Anch’io mando voi!’, dedicata alla dimensione missionaria della Chiesa.
Il mandato evangelico non riguarda soltanto sacerdoti, religiosi o missionari, ma ogni battezzato. L’annuncio del Vangelo, ricorda monsignor Carlo, prende forma anzitutto nella quotidianità, attraverso la testimonianza della vita, delle relazioni, del lavoro e dell’impegno sociale.
Dopo la fase iniziale dedicata all’identità ecclesiale e alla formazione del cristiano il tema entra in un orizzonte sempre più missionario, esperienziale e, infine, sinodale.

2019/2020
Il passaggio decisivo avviene con ‘Il libro ritrovato’ (2019/2020), una Lettera che segna un ritorno esplicito alla centralità della Sacra Scrittura come criterio interpretativo della vita ecclesiale. In un contesto segnato dalla frammentazione culturale e dalla riduzione della fede a pratica individuale, L’arcivescovo alla comunità diocesana propone un gesto semplice ma radicale: restituire la Bibbia al centro della vita quotidiana delle comunità.

2020/2021
Con ’La nube luminosa’ (2020/2021) il magistero si confronta con la frattura globale rappresentata dalla pandemia. Il linguaggio diventa più essenziale, quasi biblico, e si struttura attorno a immagini di deserto, esilio e attraversamento.
La crisi sanitaria non viene letta come parentesi negativa, ma come luogo teologico. La “nube” che guida il popolo nel deserto diventa metafora di una presenza divina che non elimina la prova, ma la accompagna.
In questa chiave, la comunità cristiana è chiamata a rinunciare all’illusione del ritorno a una normalità intesa come semplice restaurazione del passato. Redaelli invita invece a una rilettura delle priorità ecclesiali: Eucaristia, Parola e carità diventano i tre assi portanti attorno ai quali riorganizzare la vita delle comunità, anche in condizioni di limitazione. La pandemia diventa così occasione di essenzializzazione e di riscoperta della prossimità verso i nuovi poveri.

2021/2022
Il passaggio successivo è segnato da ’E si misero in cammino…’ (2021/2022), che inaugura ufficialmente la stagione sinodale nella diocesi di Gorizia.
Il titolo stesso indica una Chiesa non statica ma dinamica, in movimento, chiamata a uscire da sé. Il metodo proposto non è quello dell’indagine sociologica, ma dell’ascolto spirituale.
La consultazione del popolo di Dio diventa esercizio ecclesiale di discernimento, nel quale ogni voce è considerata parte del processo di comprensione della realtà.
2022/2023 e 2023/2024
Questa impostazione trova ulteriore sviluppo in ’A Betania’ (2022/2023), forse uno dei testi più strutturati dell’intero percorso.
La casa di Marta, Maria e Lazzaro diventa icona della comunità cristiana: luogo di ospitalità, amicizia, ascolto e servizio.
Da questa immagine derivano i quattro “cantieri” indicati per la diocesi: la strada e il villaggio, come attenzione al territorio; l’ospitalità e la casa, come stile relazionale; il servizio e la formazione, come maturazione delle diaconie; e infine il cantiere dell’iniziazione cristiana, particolarmente rilevante per la trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Con ’Vedendo la grazia di Dio’ (2023/2024) si entra in una fase di sintesi e verifica.
La Lettera nasce dall’esito della Visita pastorale vissuta nelle comunità della diocesi e assume un tono più concreto e operativo.
Monsignor Redaelli non evita le questioni strutturali: la sostenibilità delle parrocchie, la distribuzione del clero, la gestione degli edifici ecclesiastici, la necessità di superare campanilismi storici che rischiano di rallentare il cammino comune. L’orizzonte è quello di una riorganizzazione territoriale che non sia semplice riduzione, ma ripensamento delle forme di presenza della Chiesa.

2024/2025
La successiva Lettera, ’Finché c’è speranza’ (2024/2025), apre una riflessione più ampia di carattere antropologico e spirituale.
La speranza non è presentata come sentimento generico, ma come struttura fondamentale dell’esistenza umana.
Redaelli analizza le forme contemporanee della disillusione, della fatica sociale e della perdita di senso, proponendo la speranza cristiana come energia capace di riattivare la libertà e la responsabilità personale. Senza speranza, suggerisce implicitamente il testo, non si dà futuro né per l’individuo né per la comunità.
La Lettera si collega anche al contesto territoriale e culturale di Gorizia, inserendo la riflessione nel quadro del Giubileo e dell’evento “Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della Cultura 2025”, che diventa occasione per interrogarsi sul rapporto tra fede, cultura e società civile.

2025/2026
L’ultima tappa del percorso è rappresentata da ’La seconda conversione’ (2025/2026), che sintetizza e rilancia l’intero itinerario pastorale.
Il tema centrale che emerge dal testo è la conversione intesa non come evento iniziale, ma come processo permanente.
Al centro del documento viene presentata la metafora della “maniglia interiore”: Dio bussa costantemente alla porta della libertà umana, ma è l’uomo a dover decidere se aprire. In questa immagine si concentra una visione fortemente personalista della fede, nella quale la grazia non annulla la libertà ma la sollecita.
Viene inoltre affrontato il tema della tiepidezza spirituale, alla luce del libro dell’Apocalisse, come rischio costante per una fede ridotta a pratica senza coinvolgimento esistenziale. La conversione diventa allora una scelta di radicalità quotidiana, non riservata a pochi ma richiesta a ogni battezzato.

Chiesagorizia2025:

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