Chiamati a prenderci cura delle fragilità del Creato

Articolo e foto: Voce Isontina / Ivan Bianchi

Un Ringraziamento “non-Ringraziamento”: è quello celebrato nella mattina di domenica 23 novembre a Romans d’Isonzo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata. Non che non ci fosse nulla per cui ringraziare quanto perché le circostanze della recente esondazione del Judrio hanno forzato l’annullamento della festa, prevista a Versa, e il trasferimento della celebrazione eucaristica dal paese ancora in ginocchio a Romans d’Isonzo.
E proprio parlando dei recenti fatti il parroco, monsignor Michele Centomo, ha portato la riflessione dell’omelia su questo tema: “La paura – così il parroco nell’omelia – è uno dei sentimenti più profondi ed ancestrali dell’essere umano. È un meccanismo di difesa, un segnale di allarme che ci aiuta a sopravvivere. Nel nostro tempo, segnato da cambiamenti rapidi ed imprevedibili, come le guerre, le crisi economiche, il cambiamento climatico e l’instabilità politica generano ansia e preoccupazione. Non siamo stati esenti neppure noi, colpiti al cuore della nostra umanità con il dramma che ci ha coinvolti tutti, nessuno escluso. Sembrerebbe inusuale, quasi offensivo, ma ancora una volta, davanti alla furia della natura, il piccolo e fioco lume davanti al SS.mo Sacramento dalla Chiesa di S. Andrea Versa, è rimasto acceso, non è stato coinvolto nella furia dell’acqua. Segno? Sono certo che il Signore, ancora una volta non ci ha abbandonato”.
Un piccolo lume “che ci ricorda un segno eloquente della speranza, l’immagine dell’ancora, suggestiva per comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Gesù. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, perché siamo ancorati alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte. Questa speranza, ben più grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci trasporta al di là delle prove e ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il Cielo”, ha proseguito don Michele.
In un momento di incertezze e di scoramento per l’intera Comunità – pur sostenuta dalla vicinanza dell’intero territorio e dalla comunità diocesana, partecipe del dolore anche con la Colletta straordinaria di domenica 23 e con la visita, sabato 22 novembre, dell’Arcivescovo a tutte le zone colpite – facciamo il punto proprio con il parroco dell’Up Magnificat, don Michele Centomo.

In che modo la comunità cristiana si è inserita aiutando e portando supporto?

Solo tanta solidarietà, attenzione fin dalle prime ore del dramma nell’accogliere presso la palestra comunale chiunque, bambini, uomini donne, anziani, giovani, tutti insieme con altri volontari, la Caritas parrocchiale ed altri collaboratori si fono “fusi” per essere in quel momento un’unica grande forza. Nessuno si è risparmiato, ma tutti uniti!

Cosa attende adesso la comunità di Versa?

Da buoni friulani, già si sono rimboccati le maniche senza piangersi addosso. Certamente il dolore non si cancella, neppure la sofferenza di avere perso tutto o quasi tutto, ma ci si rialza.
Penso che le Istituzioni debbano ascoltare veramente le necessità e i bisogni di questa piccola comunità, come delle altre colpite dal dramma che ci ha accumunati, per una ripresa nella “normalità” senza dare per scontato nulla e far sì che le chiacchiere lasciano il posto ai fatti.
Dice un antico adagio “Verba volant, scripta manent” che parafrasando, “le parole lasciano il tempo che trovano, contano solo i fatti”.

Una calamità del genere può aver aiutato ad aumentare il senso di appartenenza alle comunità e di vicinanza tra i tre paesi?

Il tempo dei campanilismi è ormai scomparso. Come Unità Pastorale Magnificat (Romans – Versa – Fratta) da subito ci si è prodigati a sostenere, aiutare e ad essere uniti. Come ho detto fin da subito, prima le case e poi le chiese e così è stato.
Solo sabato, tutto il giorno una bella squadra di una sessantina di persone dai tre paesi e anche da qualche paese limitrofe, insieme alla Protezione Civile che ringrazio calorosamente, ai Vigili del Fuoco e a quanti delle Forze dell’Ordine chi hanno supportato, hanno unito le forze e dopo aver dato un primo assetto alle case, si è pensato alla chiesa pParrocchiale di S. Andrea e all’Oratorio della Lauretana.

Dal punto di vista pratico un’esondazione così ci parla della fragilità del nostro mondo, e della necessità di custodirlo, ma anche a guardare alla sostanza delle cose e a dare loro il giusto peso?

Sì, un’esondazione, come anche altri eventi climatici estremi, ci ricorda la fragilità del creato e la necessità di prendercene cura.
L’esondazione ci parla della necessità di agire in due modi: da un lato, ci invita a custodire il nostro mondo, adottando comportamenti più sostenibili e responsabili, dall’altro, ci spinge a riflettere sulle nostre priorità, a dare il giusto peso alle cose e a concentrarci su ciò che è essenziale, come il rispetto per ogni essere umano dal suo concepimento fino alla sua conclusione naturale.